“Non è il teatro che è necessario, ma assolutamente
qualcos’altro. Superare le frontiere tra me e te: arrivare ad
incontrarti per non perderti più tra la folla, né tra le parole, né
tra le dichiarazioni, né tra idee graziosamente precisate, rinunciare
alla paura ed alla vergogna alle quali mi costringono i tuoi occhi
appena gli sono accessibile “tutto intiero”. Non nascondermi più,
essere quello che sono. Almeno qualche minuto, dieci minuti, venti
minuti, un’ora. Trovare un luogo dove tale essere in comune sia possibile…”

(Jerzy Grotowski)

martedì 13 marzo 2012

Twitter a Teatro: dagli USA Cinguettii Culturali


Photo credits: weatherbox
Nell’ultimo anno sempre più teatri negli USA hanno sperimentato le “tweet seats“, ovvero delle sezioni riservate a quel pubblico che non riesce a rinunciare a Twitter nemmeno per il tempo della performance.
Normalmente agli spettatori viene richiesto di spegnere i dispositivi mobili prima dell’inizio dello spettacolo ma, di fronte al crescente problema
di cinguettii molesti, la creatività dei direttori dei teatri e dei festival sinfonici, di prosa e danza ha trasformato il problema in risorsa.
A dispetto di quelli che auspicano la rinascita del teatro come rivelazione sciamanica di conoscenza superiore, si può individuare nell’ingresso del web nel luogo sacro del teatro un dato positivo.
Permettere di twittare a teatro è uno dei tanti modi per favorire l’interesse dei giovani (i maggiori utenti) verso le performances artistiche.
Twitter è uno strumento che si può rivelare educativo nel contesto della performance. Ad esempio, alcune istituzioni artistiche che hanno sperimentato le “tweet seats” hanno messo a disposizione un esperto che spiegava con i suoi tweet i pezzi più difficili di una sinfonia, o raccontava la storia dell’autore o del testo.
Certo, questo va a rompere drasticamente il tacito accordo che c’è fra artista e spettatore, quell’accordo che vuole la presenza totale di entrambi in quel luogo e a quell’ora, perché avvenga (si spera) l’evento artistico.
Ma quante persone stanno sedute a teatro e, pensando ai fatti loro, “non sono lì”? Inoltre bisogna considerare che il principale motore che fa dei social network un successo è la necessità di comunicare.
Come due amici chiacchieroni che vanno a teatro e commentano sottovoce la scenografia o l’attrice protagonista; come un maestro che durante il concerto bisbiglia all’allievo il perché di quel passaggio musicale, le “tweet seats” permettono di comunicare impressioni e contenuti relativi alla performance.
Dal gossip all’alta formazione, twitter si rivela, se usato con intelligenza, uno strumento incredibile per coinvolgere (finalmente) le nuove generazioni alla fruizione delle arti performative e della musica.

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